Giordania, una piccola grande Nazione

Desiderato, quasi prenotato, sfuggito, desiderato nuovamente , prenotato, atteso, atteso, atteso e finalmente… fatto! Questa la storia nel nostro viaggio in Giordania! Un viaggio di gruppo questa volta, con una nostra cara amica come accompagnatrice ed una guida del posto, tutto pianificato nei minimi dettagli e organizzato per rendere al massimo.

Il tour della Giordania durerà 6 giorni. Partiamo a marzo, caldo ma non caldissimo. Non è un momento facile per il Medio Oriente, perché da alcuni mesi si è intensificato il conflitto israelo-palestinese: ci dicono che la Giordania è un Paese sicuro, la Farnesina non dà lo sconsiglio.

La Giordania è un piccolo stato che confina con Siria, Iraq, Arabia Saudita e Israele. Ricca di storia perché crocevia di civiltà e culture, sorprendente ciò che l’uomo è riuscito a costruire in questi territori. Ma anche bellissima dal punto di vista naturalistico e paesaggistico.

Partiamo con un volo Ryanair su Amman e atterriamo in tarda mattinata, ci dirigiamo subito a pranzo per poi dedicarci alla visita della città.

La prima tappa è la Cittadella di Amman, il sito archeologico con le rovine della città a partire dall’Età del Bronzo ( 1600-1500 a. C. ); ci sono resti dell’Età del Ferro, delle dominazioni Assiro-babilonesi, dei Fenici, dei Greci e soprattutto dei Romani. Iniziò la decadenza sotto la dominazione di un popolo islamico. Il biglietto di ingresso costa circa 3 euro ed il sito è aperto fino a sera. Appena entrati si ha una bellissima vista panoramica sulla città, sulle case bianche, sul Teatro Romano e sulle moschee ( la sera riconoscibili dalle luci verdi sui minareti ). E’ pomeriggio, sentiamo uno dei cinque richiami giornalieri alla preghiera da parte del Muezzin… davvero suggestivo ed emozionante!

Vediamo il bellissimo Tempio di Ercole, il Museo Archeologico della Giordania e la Basilica Bizantina. Poi ci dirigiamo al Teatro Romano e al Mercato di Amman, pieno di banchi con coloratissimi cibi e spezie.

Il giorno seguente ci dirigiamo verso sud e visitiamo il Castello Crociato di Kerak ( biglietto circa 2 euro ), costruito nel 1142 d. C. a difesa del Regno Cristiano di Gerusalemme e dei pellegrini in visita ai luoghi della Terra Santa.

La tappa successiva è Al Beidha o Piccola Petra, sito nabateo con edifici scolpiti nell’arenaria. Al Beidha fu un sobborgo di Petra e fu costruita per ospitare le carovane di mercanti dirette in Siria e in Egitto dopo la traversata del deserto di Wadi Rum.

Percorriamo il siq lungo circa 400 metri, ci sono poi un santuario e delle antiche abitazioni, fino ad arrivare alla Casa Dipinta; è un primo assaggio delle opere fatte dai Nabatei, restiamo colpiti e diventiamo ancora più curiosi di capire come sarà Petra.

Emozione a mille il giorno della visita ad una delle setta meraviglie del mondo moderno, Petra. Fu la capitale del regno dei Nabatei, un popolo di origine araba. Erano nomadi, ma divennero sedentari e si organizzarono in una fiorente comunità tra il II ed il I secolo a. C.. Petra divenne poi provincia romana e decadde sotto gli islamici.

Viene definita Città Rosa, perché scavata nell’arenaria rosa, o Città Perduta, perché fu abbandonata e tenuta segreta dai beduini locali fino a che fu scoperta nel XIX secolo da un esploratore svizzero.

E’ possibile ammirare solo una piccola parte di Petra perché l’80% della superficie del sito non è ancora stato scavato. Dal 1985 è inserita tra i luoghi definiti dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Per le nostre visite a questi siti avevamo il Jordan Pass che, al costo di 70 dinari giordani, consente l’ingresso ad oltre 40 siti turistici in tutto il Paese.

Dall’ingresso si percorre una strada sterrata fino ad arrivare al siq, letteralmente “gola”: non è un canyon ma una faglia geologica prodotta da forze tettoniche. Le pareti verticali sono alte circa 200 metri e si snoda per 1,2 km, terminando di fronte al monumento più noto di Petra, El Khazneh.

Essendo un’area soggetta a molti terremoti, ci dicono che fu una scelta saggia quella di scolpire nella roccia invece di costruire: la solidità della montagna ha così reso Petra una città eterna!

Petra divenne una città abitata da circa 30.000 persone e importantissima a livello commerciale. La sua posizione è strategica, naturalmente fortificata e difficilmente attaccabile. Le merci che resero ricca la città furono mirra, incenso e spezie, prodotti particolarmente richiesti e costosi. Nel siq sono ancora visibili i canali scavati nella roccia per portare l’acqua in città, una grande opera di ingegneria e urbanistica.

Percorriamo il siq incantati dai colori della roccia, dai restringimenti e dall’altezza delle pareti rocciose e rimaniamo a bocca aperta quando arriviamo davanti a Il Tesoro.

E’ la tomba più famosa, alta circa 40 metri e risale al I secolo avanti Cristo. Questi Nabatei se la cavavano proprio bene come scultori! Credo sia uno dei posti più belli che abbiamo mai visto, rimaniamo in contemplazione un sacco di tempo. Ascoltiamo ciò che ci racconta la guida, beviamo un caffettino vista El Khazneh ( ma quando mi ricapita un caffè così!? ) e partiamo alla scoperta del resto del sito che, io lo ignoravo, ha ancora moltissimo da offrire!

Quando dico che Petra non è solo Il Tesoro, mi riferisco per esempio alla Strada delle Facciate ( edifici, forse tombe, scavate nella roccia ), al Teatro ( l’unico al mondo scavato nella roccia ) e alle Tombe Reali… costruzioni incredibili e di una bellezza pazzesca!

Dopo pranzo ci incamminiamo sul sentiero di circa 1 ora ( e 800 gradini! ) che ci porta al posto in assoluto più bello di tutto il sito archeologico: il Monastero di Al Deir. Alto 48 metri e largo 47, risale al II secolo avanti Cristo ed è chiamato così per alcune croci scolpite sulle pareti interne. Forse fu utilizzato come tempio cristiano in epoca bizantina.

Salendo ancora lungo i sentieri, sembra di essere sul tetto del mondo.

La sera decidiamo di partecipare a Petra By Night, la visita a El Khazneh accompagnati da moltissime candele poste a terra, dallo spettacolo di un beduino che suona il flauto ( forse la cosa meno bella) ma soprattutto sotto un cielo stellato da paura.

Il quarto giorno andiamo a Wadi Rum, o Valle della Luna, il deserto rosso della Giordania. Più steppa che deserto, è atipico perché ha poche dune e molte formazioni rocciose. Il campo tendato in cui soggiorniamo è bellissimo, con un ristorante in stile beduino, tende come camere, sfumature ocra-rosa-arancio ovunque.

Partecipiamo sia alla jeeppata con tramonto nel deserto che alla cammellata all’alba, due esperienze che ci consentono di vedere questo posto e di assaporare silenzio, colori, attimi unici.

La prossima tappa è il Mar Morto, costeggiamo con il bus il confine con Israele fino ad arrivare al nostro albergo.

Il Mar Morto è un lago salato alimentato da alcuni corsi d’acqua ( il più importante è il fiume Giordano ) e senza sbocchi. A causa della forte evaporazione, il tasso di salinità supera il 33%, circa dieci volte quello medio degli oceani. Si galleggia quindi senza sforzo, ma è impossibile nuotare. Facilissimo stare a pancia su, attenzione a mettersi a pancia giù… la spinta è molto forte! [ndr]

Il Mar Morto si trova a 394 metri sotto il livello del mare ed è il punto più basso della terra. Ogni anno si abbassa di circa un metro, sta quindi scomparendo. Le sue acque non consentono la sopravvivenza a nessuna specie animale o vegetale ( eccetto microorganismi ) ma sono terapeutiche. E’ importante non fare il bagno per più di 20 minuti, non immergere il viso, non ingerire assolutamente l’acqua e fare una doccia appena usciti. Abbiamo provato anche i fanghi, direi che questa giornata di relax ci voleva.

Anche questo posto è molto bello, oltre il lago è Israele e fa commuovere pensare a ciò che sta succedendo lì.

L’ultimo giorno è dedicato alla visita del Monte Nebo, 800 metri di altitudine da cui, nelle giornate terse, si vede la Terra Santa ( Betlemme, Gerusalemme, Gerico e il lago di Tiberiade ). Qui arrivò Mosè poco prima di morire e oggi c’è un memoriale. E’ uno dei luoghi di pellegrinaggio cristiano più importanti del paese.

Facciamo una sosta alla città di Madaba, la città dei mosaici. I pavimenti delle sue chiese hanno mosaici tra i più importanti e raffinati, ancora conservati molto bene. Nella chiesa di San Giorgio ( XIX secolo ) è custodito un mosaico molto prezioso del 500 d. C., costituito originariamente da due milioni di tessere disposte su una superficie di 15×6 metri. L’opera raffigura il territorio dal Libano al delta del Nilo, dal Mediterraneo al deserto e mostra tutti i siti della religione cristiana: Gerusalemme, il Santo Sepolcro, Betlemme, il Mar Morto. E’ il percorso fatto da Mosè in quaranta anni dal Monte Sinai al Monte Nebo, è una mappa molto precisa per distanze e dettagli, un’opera unica ed eccezionale.

Ci fermiamo ad un laboratorio e osserviamo la cura e la precisione delle donne che ancora oggi usano la tecnica del mosaico come decorazione, bellissimi alcuni oggetti che si possono acquistare.

L’ ultima tappa prima di raggiungere l’aeroporto è la bellissima Jerash, Gerasa, una delle decapolis. Dista trenta chilometri da Amman ed è un importante sito archeologico con rovine di epoca romana. Jerash era considerata il fulcro dei traffici commerciali di tutto il Medio Oriente. Vediamo l’Arco di Adriano, il Tempio di Zeus, il Foro, il Teatro Sud, il Tempio di Artemide. Un sito bellissimo, la guida ci racconta con molti dettagli la storia della città e di tutte queste costruzioni, davvero interessante. Concludiamo percorrendo il Cardo Massimo, la via colonnata in pietra calcarea locale, che incontra il Decumano come in tutta l’urbanistica usata nell’ Impero Romano.

Curiosità: per quattro volte Jerash si è candidata per essere inserita come Patrimonio dell’Unesco ma è sempre stata rifiutata a causa degli errori che sono stati fatti nella ristrutturazione e nell’uso dei materiali.

Andiamo verso l’aeroporto pieni di informazioni e storia, di immagini di posti stupendi e unici. Un viaggio da fare, diverso, arricchente e che ci è rimasto nel cuore.

Lascia un commento